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Intervista l’intervistato: Fabio Basile !

A cura di Giacomo Bartoli (@Giacomosx)

A molte persone almeno una volta nella vita, o forse anche di più, sarà passata in testa l’idea di andare via dall’Italia per cercare lavoro all’estero. Altrettante invece non l’hanno solamente pensato, hanno subito messo tutte le loro cose in una bella valigia e se ne sono andate davvero. E’ il caso di Fabio Basile (alias @toxinide), un giovane sviluppatore con la passione per i videogame, che durante una vacanza in Inghilterra ha deciso di non andarsene più e trasferirsi definitivamente. Le motivazioni di questo fatto possono essere molteplici, come il lavoro, lo studio, un grande amore oppure un sogno da inseguire, ma l’unico modo per saperlo davvero è chiederlo direttamente all’interessato, quindi cari lettori, prestate molta attenzione al quello che state per leggere, soprattutto se anche voi avete preso in considerazione l’idea di andarvene dal nostro “bel paese”.

Per via dei suoi mille impegni di lavoro e i miei, ammetto che non è stato facile trovare il tempo per organizzarci e scambiare quattro chiacchiere, ma ci siamo riusciti. Quindi ora è con grande piacere che vi presento il personaggio più intraprendente e difficile da intervistare dopo Barack Obama e il Dalai Lama, Mr. Fabio Basile:

1. Ciao Fabio, iniziamo con le solite cose, parlaci di te e di cosa facevi prima di partire in Inghilterra.

Ciao, mi chiamo Fabio Basile, molti mi conoscono con il nickname Toxinide grazie a Twitter ed altri siti in passato. Sono nato a Messina, Sicilia 24 anni fa. Prima di trasferirmi in UK facevo una vita normalissima, spendevo molto tempo in palestra (arti marziali per la maggior parte) e videogames, quest’ultimo mi ha dato una spinta incredibile verso il mio futuro informatico, grazie anche a mio fratello che ha sempre avuto quella passione che mi ha trasferito sin dai tempi dell’Amiga 500 (computer prodotto dalla Commodore International nel 1987 N.d.R.). Ero molto interessato alla parte tecnica, il dietro le quinte dei videogiochi e delle console, giocarci mi divertiva, sapere com’erano fatti era ancora molto più affascinante.

2. Come si sviluppava inizialmente la tua passione per l’Informatica?

Grazie a mio fratello ed alla sua passione per i videogiochi sono riuscito ad appassionarmi sempre di più alle tecnologie che venivano usate per creare questi magnifici pezzi d’arte. Non mi era permesso giocare quanto e quando volevo io, essendo il fratello minore ero sempre quello che doveva ubbidire agli ordini dei più grandi. Non possedevo un computer allora ma mi feci regalare un libro per la programmazione in C++ per il mio compleanno, sapevo che C++ era un linguaggio molto potente ed usato in molti settori professionali, ma non avendo un PC tutto per me, potevo solamente fare alcuni esercizi con carta e penna, per poi compilarli su un computer normale quando avevo l’opportunità il fine settimana.

3. A che età hai deciso di partire? E come mai questa scelta?

Mi buttai alla ricerca di nuove avventure a 18 anni, spinto dalla passione per i videogiochi e dalla tremenda sensazione di un futuro molto buio e senza vie d’uscita. Per colpa di scelte sbagliate (vedi scuola) e rapporti orribili con i professori feci la pazza scelta di andare in vacanza nel Regno Unito, fu un regalo da parte dei miei genitori per il mio 18esimo compleanno.

4. Quindi all’inizio era una semplice vacanza, come andarono le cose i primi tempi?

Le cose andarono discretamente, c’era molto da imparare, la lingua, le usanze, il cibo, molte cose così diverse ed interessanti che trasformarono la mia vacanza di 15 giorni in un trasloco vero e proprio. Non fu così facile però, avevo bisogno di mantenermi economicamente e di trovare un lavoro al più presto possibile ma il tutto era molto più complicato, dalla carenza di educazione (ho lasciato le superiori a 17 anni, non ho mai preso un diploma in Italia) all’inglese maccheronico, che imparai da solo facendo mille domande alle persone che mi stavano accanto.

5. In quanto tempo hai appreso la lingua?

In Italia ho fatto un po di pratica con l’Inglese tramite alcuni “Penpal” situati in America, Germania e Giappone. Le difficoltà principali sono stati gli accenti, come in Italia anche in UK ci sono molti accenti e capirli tutti è una vera e propria missione! Per riuscire a capire le persone discretamente son passati circa 2 mesi, leggendo molto e guardando parecchia TV.

6. E’ stato difficile integrarsi nella nuova città? Quanto tempo ti ci è voluto?

Ho vissuto in quattro città differenti durante i sei anni. Dall’estremo sud del Regno Unito, all’estremo Nord, quasi ai confini con la Scozia. Mi sono spostato per diversi motivi, influenzati anche dalla scelta dell’Università dove ho speso circa 4 anni per il corso d’Ingegneria. Adesso abito a Chester, nella regione del Cheshire. E’ una città storica con influenze Romane, ci sono perfino i centurioni che marciano per le strade :)

E’ da circa 5 mesi che abito in questa città, mi sono spostato solamente per motivi di lavoro, subito dopo la laurea.

7. Che scuole hai frequentato in UK?

Ho frequentato due college privati e due università in meno di sei anni.

Ho un certificato sulla lingua e cultura Britannica, un  diploma universitario in Informazione e Business aziendale, ed una laurea in Ingegneria Informatica e sviluppo di videogames.

8. La scuola è strutturata meglio rispetto alla nostra? Incentiva maggiormente gli studenti allo studio?

Il sistema educativo Inglese è strutturalmente diverso da quello Italiano. La cosa che mi ha scioccato molto è il rapporto tra alunni e docenti, molto più amichevole, molto meno distaccato. L’educazione è cara ma devo aggiungere che per esempio i libri ed altri materiali informativi fanno parte del costo annuale, alcune istituzioni danno in prestito PC e cellulari per mantenerti in contatto con i professori o per tenerti aggiornato sugli eventi del campus. Inoltre è molto più facile trovare lavoro da neolaureati, molte aziende sono pronte ad offrirti lavoro anche se magari la paga non è eccelsa all’inizio.

9. Quali sono state le tue prime esperienze lavorative all’arrivo in UK?

Cominciai a lavorare come assistente in un panificio locale, il lavoro era terribile, dovevo alzarmi alle 5 ogni mattina e pedalare per 50 minuti per arrivare in orario a lavoro, fortunatamente non durò molto, circa 3 mesi. Sapevo che dovevo fare molta strada per arrivare al punto dove sono adesso. Nel frattempo però, frequentavo una scuola serale in un paesino del West Sussex, nella costa Sud dell’Inghilterra, erano delle classi per stranieri che come me non sapevano un cavolo d’inglese, eravamo in 5, 4 donne provenienti dal medio oriente ed io. Riuscì a prendere un attestato dopo aver fatto degli esami per il corso trimestrale, da quel momento le cose cambiarono per il meglio.

10. Cosa hai fatto successivamente per arrivare al punto in cui sei ora?

Mi spostai al Nord Ovest, vicino a Liverpool e Manchester, con quel poco di esperienza informatica che riuscii ad apprendere leggendo libri, feci in modo di mandare il mio curriculum ad un Computer Superstore (PCWorld) come tecnico e centro assistenza, in Italia credo sia l’equivalente di PCCity. Sistemando PC, offrendo assistenza ai clienti e studiando allo stesso tempo, riuscii a laurearmi. Ho preso la laurea lo scorso Luglio, ho mandato il curriculum su Monster.co.uk e dopo neanche due giorni sono stato inondato dalle telefonate di agenzie interessate ad assumermi, adesso sono sviluppatore back-end in Python.

11. Oggi si può dire che ci sono quasi più italiani all’estero che in Italia. Forse prima era più semplice emigrare e trovare lavoro, oggi si può dire lo stesso?

Ci sono moltissimi Italiani qui in UK, anche se io ne conosco pochissimi personalmente. Forse prima era più facile fare successo con cose tipiche Italiane, come gelaterie, pizzerie, ristoranti, abiti ecc. Adesso magari è un po diverso ma non ho assolutamente esperienza personale in quel settore. Io personalmente non ho avuto mai problemi a trovare lavoro, certamente, le mie qualificazioni rendono tutto un po più facile nel settore informatico ma ho dovuto studiare parecchio. A volte vedo la tendenza di persone che partono dall’Italia con la speranza di diventare milionari qui o in America, credo siano speranze del passato, possiamo ancora mostrare chi sono i veri Italiani ma dobbiamo impegnarci un pochino di più.

12. E tu torneresti mai a vivere in Italia?

Forse! Più che altro per trascorrere del tempo con la mia famiglia. Per quanto riguarda il lavoro, allora no in assoluto. Ho sacrificato 6 anni per arrivare a questo punto e sinceramente tornare in Italia significa stare ugualmente lontano dalla mia famiglia, non ci sono molti lavori come Ing. Informatico in Sicilia quindi dovrei spostarmi in altre regioni, molto probabilmente al centro-nord. Non ho mai lavorato in Italia, non saprei come si lavora in questi ambienti, la cosa però che posso dire è che qui lo stile di vita nell’ambito lavorativo è affascinante, ci sono delle ottime prospettive per il futuro; in ufficio abbiamo anche un palestra e a breve adotteremo delle nuove tecniche di lavoro che daranno nuova vita ad idee per rendere il lavoro meno monotono e allo stesso tempo aumentare le entrate mensili ;)

13. Hai dei progetti per il futuro? Quali?

Si molti, anche se per adesso no ho molto tempo per dedicarmi a progetti personali. Il mio intento e’ quello di sviluppare del software per l’intrattenimento casuale, con il lancio imminente dell’iPad ho già’ in mente dei progetti che potranno interessare a molte persone anche se preferisco non divulgare molte informazioni ;)


14. Da quanto tempo sei iscritto su Twitter? Qual’ è stata la motivazione e col passare del tempo cos’ è diventato per te adesso?

Mi sono iscritto nel 2007, ho le idee molto vaghe adesso, ricordo però che non conoscevo molte persone che usavano Twitter allora, ricordo anche che c’era un competitore, Pownce, ma che subito dopo chiuse e venne acquistato da Six Apart. Abbandonai Twitter immediatamente, non riuscivo a capire a cosa serviva un servizio del genere. Dopo quasi due anni di inattività (inizi 2009 circa) iniziai ad usarlo nuovamente, questa volta sul serio.

Da allora ho avuto molti contratti di lavoro e sono riuscito a conoscere delle persone meravigliose grazie a Twitter! Ho anche convinto molte persone a far parte della community, uno dei tanti il grande Magino85!

15. Sappiamo che sei tu il creatore dell’icona di tweetonair. Come è nata questa collaborazione con Francesco?

Francesco mi contattò un paio di giorni prima del lancio di TweetOnAir, ero molto impegnato con altri lavori ma accettai lo stesso, creai l’icona in un giorno in cambio di followers, è da molto che conosco Francesco e non potevo rifiutare un favore del genere ad un amico. Ho conosciuto Francesco su Twitter grazie alla passione in comune per tutti i prodotti Apple.

16. Il nostro Magino mi ha detto che da ragazzino andavate nella stessa scuola, come sei riuscito a sopravvivere a questa terribile esperienza vissuta da così giovane?

Ahah, si ho speso 3 anni in classe con Magino e Fatinaella, se non fosse per i professori, posso confermare che fu sicuramente il miglior periodo della mia vita.

Dopo aver lasciato l’Italia persi contatto con quasi tutti gli amici e compagni di classe, includendo Magino. Fortunatamente tramite ricerche su MSN, chiedendo ad amici di amici riuscì a ritrovare il grande Magino dopo un paio d’anni di silenzio totale. L’esperienza è stata incredibile, Magino è una persona unica e sempre disponibile, da conoscere in persona a tutti i costi! :)

Ora vi salutiamo e ingraziamo infinitamente Fabio. Vi consigliamo di seguire i suoi updates su Twitter, dove troverete informazioni sui suoi servizi e prodotti. Inoltre vi invitiamo a visitare il suo sito web fvrt.us .

Posted on Sunday, February 7 2010. Tagged with: intervistaTwitter
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