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Intervista l’intervistato: Luca De Baptistis !

a cura di Giacomo Bartoli (@giacomosx)

Sono passate due settimane dalla nostra ultima intervista. In questo lasso di tempo, ho avuto modo di scegliere con cura la persona che avrei poi intervistato, navigando tra tanti account di Twitter. Il motivo per cui decido di intervistare una persona invece che un’altra, non è sempre spiegabile, avvolte non c’è proprio alcun criterio di valutazione. Fortunatamente, ci sono un sacco di persone interessanti su Twitter, che fanno cose interessanti e che hanno belle storie da raccontare. L’intervistato di questa settimana si chiama Luca De Baptistis, o meglio conosciuto come @crasholo. Io seguo Luca da un sacco di tempo, ma purtroppo, anche senza nessun motivo specifico, non abbiamo mai avuto modo di parlarci, se non per questa intervista. Tra vari impegni di entrambi, alla fine siamo riusciti ad organizzarci e ho avuto il piacere di conoscere in anteprima la sua storia e quello che pensa su certi argomenti abbastanza tristi. Quindi ora posso dire di essere davvero contento di poter aggiungere il nome di crasholo alla mia lista di Geni e persone in gamba, per la sua serietà, intraprendenza e per i suoi valori. Adesso non mi resta altro da fare che presentarlo pure a voi, quindi auguro a tutti una buona lettura..

 

1. Ciao Luca, iniziamo con le domande d’obbligo, quindi: Come ti chiami, quanti anni hai, e cosa fai nella vita?  

Salve a tutti. Mi chiamo Luca De Baptistis, ho quasi 29 anni e nella vita faccio lo studente, perennemente fuori corso, di informatica presso l’Università de L’Aquila.

 

2. A quanti anni ti sei avvicinato per la prima volta al mondo dell’informatica?  Come è iniziato tutto?

Ho cominciato da piccolo, 7/8 anni, utilizzando il Commodore 64 di mio padre e iniziando a fare i primi programmini in Basic. Tanti lettori ricorderanno istruzioni come: 

10 PRINT “CIAO” 

20 GOTO 10  

ecc. ecc. …

La strada è stata lunga. Partendo dal Commodore, poi PC (i vari “scarti” di mio padre che, rinnovando il PC per l’ufficio, dava quello obsoleto a me), da “adulto” ho acquistato anche un’ Amiga 500 Plus dove mi sono dilettato a programmare qualche intro, giusto per conoscere un’altra architettura che ha fatto la storia dell’informatica. Ho avuto una PlayStation (la prima, giapponese) sulla quale ho sviluppato pure qualcosina a titolo di “studio”. Bei ricordi anche lì. Per sviluppare sulla Psx era necessario acquistare un kit di sviluppo dalla Sony, una particolare consolle che si poteva interfacciare al PC per il debugging & c. I prezzi erano totalmente proibitivi, però internet in questi casi viene in aiuto. Avevo trovato su un sito di sviluppatori, uno schema elettrico per costruire un’interfaccia (se ricordo bene parallela) per collegare la Psx al PC. L’elettronica è l’altra mia passione (insieme al fai-da-te… in pratica difficilmente riesco a stare fermo) e quindi, costruita l’interfaccia, ho sviluppato qualcosina anche per Psx. Ho programmato per anni in ambiente windows, ho avuto anche una software house (dalla quale poi sono uscito nel 2007) e ho sviluppato tantissimo in c# .net e c# per dispositivi PocketPC e Windows Mobile.

Poi sono approdato al mondo Apple. La mia ragazza mi ha regalato un iPhone 3G qualche giorno dopo la sua uscita in Italia. Il mese dopo, essendo il mio vecchio Notebook arrivato al termine della sua vita ;-), ho acquistato un MacBook Pro da 15” che è attualmente la mia macchina principale per lo sviluppo.


3. Cosa ti ha fatto decidere di buttarti proprio nel mondo della programmazione?

Sono sempre stato affascinato dai software, mi piaceva l’idea di avere un programma per far fare delle funzioni al calcolatore. E mi piaceva l’idea di riuscire a colmare lacune presenti in altri software o magari rifare le stesse cose di qualche programma commerciale. Era più la curiosità, una sfida con me stesso, che mi spingeva (e mi spinge tutt’ora) a scrivere del codice. Ad esempio, per iPhone ho cominciato allo stesso modo. Avevo un telefono sul quale non c’era niente “di mio”… e allora, sdk alla mano, manuali e motori di ricerca, mi hanno fatto avvicinare anche alla programmazione Apple. Su AppStore attualmente ho un solo software, che è stato veramente il mio primo esperimento di programmazione, ma sul telefono ho una serie di utility e programmini che utilizzo quotidianamente e che ho creato proprio per il piacere di utilizzare un software fatto da me.

 

4. Qual’è stato il tuo percorso di studi per arrivare dove sei ora?

A livello formativo sono diplomato come Ragioniere, Perito Commerciale e Programmatore. Attualmente studio informatica ma non ho mai seguito corsi specifici per la programmazione o formazione come sviluppatore. Mi piace molto leggere (non solo materiale tecnico), ho tantissimi manuali di programmazione. Mi piace conoscere i vari linguaggi e i vari sistemi anche se poi non ho la necessità pratica di doverli utilizzare. Manuali, Google, mailing-list  di programmazione, documentazione e tante ore di codice sono la mia formazione. E’ chiaro che un sacco di concetti, a livello teorico, li ho approfonditi e raffinati all’ università, l’aspetto pratico invece è molto “personalizzato”.

 

5. In Italia oggi, secondo te, c’è spazio per nuovi sviluppatori dal punto di vista lavorativo? 

Secondo me sì. Un buon programmatore è sempre ben accetto nei team già esistenti. Oppure avere delle buone idee, delle idee vincenti e con sacrifici riuscire a svilupparle, sono la chiave per andare avanti. Certo, non nascondo che un sacco di sviluppatori o magari di giovani promesse trovano difficoltà a “iniziare” anche perché c’è la concorrenza di grandi ditte che economicamente sono più dominanti. Ma in fondo credo sia così in ogni settore.

 

6. Ci sono tantissimi ragazzi oggi, che vorrebbero imparare a programmare e iniziare a sviluppare applicazioni per iPhone. Cosa consiglieresti loro per iniziare?

Prima di tutto di studiare tantissimo l’inglese. Spesso soluzioni a problemi dell’informatica si trovano maggiormente nelle comunità internazionali, e l’inglese è un punto a favore :-)

Poi di approfondire meglio l’italiano ahahah, ho visto dei software con degli errori talmente grossolani e gravi che ogni tanto ho difficoltà ad utilizzarli o mostrarli ad altri.

Potrei dare consigli sul linguaggio di programmazione, sugli strumenti ecc. ecc. ma oltre ad essere consigli diciamo soggettivi, potrebbero non essere necessariamente compatibili con la richiesta lavorativa del momento.

Quindi l’unico vero consiglio è quello di applicarsi, di documentarsi, di studiare e soprattutto di offrire qualità al posto della quantità. Non fa niente lavorare un po’ di meno, o fare meno applicativi/siti web o cosa. L’importante è che siano di qualità. Oggi i software quasi escono come gadget del detersivo. L’AppStore ha dettato un nuovo modello di commercio del software, con prezzi che partono da 0,79 euro, quindi accessibili bene o male a tutti ed è quindi un ottimo modo di farsi conoscere. In un mare di software, sarà la qualità a prevalere. Magari pagherà meno della quantità, ma ripeto secondo me puntare sulla qualità è tutto.


7. Quali sono le fonti da cui trai più ispirazione per le tue apps?

Come ho accennato in precedenza, spesso l’ispirazione la traggo dall’uso personale che faccio del software. Prendo come esempio LuckyLotto. Io sono un appassionato di numeri, matematica, fisica ecc. ecc. quindi non credo assolutamente al fatto che per vincere ai giochi ad estrazione casuale, siano necessari studi sui numeri, sui ritardi e ricorrenze. Non sono nemmeno un giocatore assiduo, ogni tanto, spendo uno o due euro se capito in ricevitoria o luoghi simili. Allora mi sono chiesto, come faccio a scegliere i numeri da giocare? Li scelgo a caso perché hanno la stessa forza probabilistica di altri numeri. Bene, LuckyLotto mi darà dei numeri a caso. Poi mi sono chiesto, di cosa ho bisogno quando gioco? Di uno strumento sempre disponibile per la verifica delle vincite. E allora ho implementato una serie di funzioni che servivano principalmente ad essere un aiuto per me. Ecco, LuckyLotto (come altri software che ho sul PC e sull’iPhone), sono strumenti fatti principalmente per me, poi adattati e condivisi con gli altri.

 

8. Quali sono invece i siti web che visiti più spesso, dove trovi informazioni legate alla programmazione?

Sicuramente la risorsa internazionale più valida è stackoverflow.com - Sono stato betatester della versione iniziale privata ed è una comunità che cresce esponenzialmente. Ogni minuto ci sono nuove domande e nuove risposte, è impossibile stare dietro a tutte. Ci si trova di tutto, di qualsiasi linguaggio. Poi seguo anche i forum riservati agli sviluppatori di Apple e iphonedevsdk.com. Poi ovviamente gli italianissimi bubidevs.net, devAPP.it e le Community msdn per lo sviluppo in ambiente windows.

 

9. Parlando da utente e da sviluppatore,  cosa pensi del fenomeno di pirateria che colpisce le applicazioni presenti in AppStore?  

Da utente posso dirti poco, nel senso che personalmente non ho nemmeno il JailBreak sull’iPhone. Quando lo presi, sapevo quali erano le sue carenze e i suoi limiti, e mi sono andati bene. Avevo un PocketPC di ultima generazione come telefono con GPS, totalmente personalizzabile, ma ho preferito passare all’iPhone senza aver bisogno di “taroccarlo” per cambiare l’impossibile o per installare programmi non “ufficiali”.

Il fenomeno della pirateria è triste in generale in ogni ambiente. Magari sull’iPhone è ancora più triste perché un’applicazione costa solo 0,79 centesimi. Magari non tutti sanno che la apple riconosce allo sviluppatore solo 0,48 centesimi ai quali poi andranno tolte le tasse italiane. E’ chiaro che i guadagni dell’AppStore derivano poi dalla quantità. Però trovo ridicolo crackare  le app. Se un software ti serve e/o ti piace, lo compri. Lo compri per premiare lo sviluppatore. Lo compri per avere diritto ad assistenza. Ricordiamoci che se proprio un’app non ci piace o non rispecchia le nostre aspettative in base a quanto indicato nella descrizione, possiamo sempre richiedere il rimborso ad Apple e avere l’accredito della somma spesa. Fondamentalmente l’iPhone è un telefono mediamente da 600 euro. Trovo assurdo spendere 600 euro per un telefono e poi rubare, perché si tratta di rubare, 79 centesimi per un’applicazione. E’ come se andando in un negozio c’è il pacchetto di caramelle da 80 centesimi e magari la bottiglia di champagne di qualche centinaio di euro. Compro la bottiglia e poi di nascosto mi metto in tasca le caramelle? E’ assurdo. Come è ancora più assurda la testimonianza di un collega programmatore che mi ha detto di aver conosciuto delle persone che installavano la versione crackata di apps GRATIS. Sì, GRATIS. E’ nella forma mentis il problema. L’applicazione non viene vista come l’opera della creatività di uno o più individui, ma come una cosa da poter tranquillamente rubare e diffondere. Per me è uno scenario triste, ma non per i guadagni mancati o cosa, ma per la pochezza culturale che denota.


10. Quale potrebbe essere secondo te un modo per combattere la pirateria dei software?

Questa credo sia una domanda da mille mila euro :-) Nel senso che il problema è davvero complesso. Ho sentito persone dire che si sentono in dovere di giustificare la pirateria per l’elevato costo dei software… ma sai meglio di me che l’AppStore ha dimostrato il contrario. Si cracka dall’applicazione da 79 centesimi a quelle da 69 euro e oltre. Poi c’è un’altra corrente di pensiero che sostiene che il software deve essere per tutti e quindi è sbagliato pagarlo…Poveri programmatori che con i guadagni dei software devono portarci avanti le famiglie. 

Poi ci sono quelli che si sentono importanti e “cool” di usare patcher automatici e scrivere Cracked by Tizio&Caio sulle applicazioni. Magari sono software che non useranno mai. Però li patchano e li distribuiscono… pura esaltazione dell’ego direi :-) Poi ci sono quelli che ce l’hanno a priori con gli sviluppatori (ma non chiedermi i motivi, ancora riesco a capirli) e che quindi fanno loro la missione di diffondere software patchati.

Sono troppi fattori, come accennavo prima in un’altra domanda, la forma mentis è alla base di tutto. Gli sviluppatori possono adottare diverse misure, ad esempio delle buone chiavi hardware, o fare dei periodici check di qualcosa all’interno del codice, sicuramente questo rallenterà un po’ il panorama dei principianti del cracking. Ma un buon cracker, un vero cracker accetterà la sfida e probabilmente uscirà “vincitore” se così possiamo definirlo.

 

Adesso voltiamo pagina, e iniziamo con le ultime domande…

 

11. Ripensando a come si é evoluta la tecnologia in quest’ultimo decennio, cosa ti aspetti di vedere tra 20 anni?

Sicuramente amerei vedere e usare il teletrasporto :D Eheheh scherzo, ammetto che delle volte farebbe comodo, ma devo smettere di vedere Lost, Fringe, Eureka & C. :D In quest’ultimo decennio abbiamo visto una vera accelerazione della tecnologia, considerando che in Italia arriviamo anche dopo altri paesi. Mi aspetto di vedere una maggiore informatizzazione di servizi, l’abbattimento totale del digital divide e soprattutto tante ma tante scoperte nel mondo della medicina.

La tecnologia, se sfruttata bene, è un ottimo strumento. E’ la chiave del progresso. Salvaguardiamo un po’ l’ambiente, diffondiamo bene la tecnologia e abbiamo delle solide basi per il futuro. E’ chiaro che è sempre l’uomo a dover progredire prima di tutto il resto. La tecnologia deve essere uno strumento per l’uomo ma deve continuare a dipendere dall’uomo.

 

12. Da quanto tempo sei iscritto su Twitter? E cosa ti ha dato dal punto di vista umano e professionale?

Sono iscritto dall’inizio del 2008. Lo conoscevo già da prima ma in Italia non era tanto diffuso e per le persone non italiane con le quali ero in contatto, avevamo altri mezzi per sentirci. Ero un maniaco di Irc :-) 

La cosa bella di Twitter è la lunghezza dei messaggi :-) Cioè in 140 caratteri si riesce (non sempre, ma… grazie Twitlonger) a sintetizzare il messaggio e quindi ottimizzare i tempi di lettura/risposta/conversazione. A livello professionale sono in contatto con un sacco di programmatori e operatori del settore IT, e a livello umano è bello ritrovare, su base quotidiana, le persone, magari conoscerne altre della stessa città o con gli stessi interessi e condividere con loro dei micro-pensieri.


13. Secondo te come mai Twitter ha avuto così tanto successo nel resto del mondo, tranne che in Italia? Dove è evidente che non si conosce!

Credo che inizialmente, il successo di Twitter in Italia sia stato frenato da un panorama “mobile” molto limitato. Ricordo i primi tempi che avevo registrato un account su Twitter, negli Stati Uniti si poteva ricevere gratuitamente il tweet via sms. In Italia non era possibile a causa di un mancato accordo con i gestori del nostro paese. Non c’era ancora l’iPhone e la maggior parte dei cellulari non aveva nemmeno il browser, quindi era più problematico seguire i tweet in tempo più o meno reale. La diffusione di internet mobile secondo me ha contribuito poi a lanciare il fenomeno Twitter anche in Italia. Una sorta di sms 2.0 :-)

 

14. Il tuo nick è stranissimo e ancora non mi spiego da cosa possa provenire, ha una sua storia o è stato scelto così a caso?

Il mio nick è stato da sempre crash, su tutti i vari network dove ho fatto apparizioni :-) Affascinato dal film Hackers del 1995, che ho visto in anteprima qualche anno prima che in Italia arrivasse sulla paytv, grazie ad una vhs (ntsc) inviatami per posta da un “collega” statunitense con il quale passavo le “giornate” (compatibilmente con orari di studio e di… sonno). Poi anche i miei amici a scuola mi chiamavano crash/cresh ecc. ecc. e altri mi chiamavano crasholo (con l’accento sulla a) e da lì ho formalizzato questo nick. 

 

E’ arrivato il momento in cui tu elogi Technstory :)..

 

15. Prima che io ti chiedessi di fare questa intervista, ancora non ci conoscevi. Cosa ne pensi del nostro progetto?

E’ un progetto veramente interessante, i miei più sinceri complimenti. E’ sempre bello poter leggere di tecnologia, innovazione e di altre persone che come me quotidianamente si dedicano ad offrire qualcosa per gli altri. Internet è pieno di blog, siti informativi ecc. ecc. però come per le applicazioni anche qui, non è solo il numero di contenuti che conta, ma soprattutto la loro qualità. technstory.com offre quantità e qualità. Un’accoppiata decisamente vincente.

 

16. Cosa hai in mente per il tuo futuro? hai dei progetti?

Sicuramente sul piano personale quello di sposarmi e mettere su famiglia insieme alla mia ragazza Gaetana. (che ringrazio pubblicamente per la pazienza… delle volte sono davvero nerd).

Sul piano professionale, a parte un’app per iPhone/Touch/iPad (basata su un’idea dell’amico Cristian Palandrani), beh io da sempre ho desiderato fare il programmatore, in proprio o come dipendente. Spero di terminare l’università quanto prima per poter poi ufficialmente intraprendere l’attività di programmatore.

 

17. Ok Luca, abbiamo finito, se vuoi aggiungere qualcosa puoi benissimo farlo quì..

Vi ringrazio per lo spazio e per l’attenzione che mi avete dedicato. E’ la mia prima intervista, forse sono stato troppo prolisso o non ho risposto con precisione alle domande, ma sicuramente è stata un’esperienza molto positiva. Grazie Giacomo. Buon lavoro a tutti.

 

Noi ringraziamo Luca De Baptistis e vi invitiamo a seguire i suoi updates su Twitter e FaceBook, dove troverete novità e anteprime sui suoi progetti. Vi inviteremmo anche a visitare il suo sito web se solo ne avesse uno, ma Luca ci conferma che è ancora in via di sviluppo e che a breve sarà on-line.

 

Grazie mille per la lettura ragazzi, alla prossima ;)

 

Posted on Thursday, March 18 2010. Tagged with: intervistaTwitter
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Technstory La storia è fatta di tecnologia e noi ve la raccontiamo!
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